Parola del Giorno

14 settembre 2020 | Zaccheo è sempre lo stesso, ma non è anche trasformato?

 “Ed ecco che un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere quale fosse Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, poiché era piccolo di statura. (Luca 19:2-3)

Il Vangelo della domenica di oggi è ben noto, ma anche raccontato rapidamente. Un piccolo uomo si arrampica su un albero per vedere Gesù. Il suo nome è Zaccheo. È il doganiere capo e in tanti anni ha preso tanti soldi alla popolazione di Gerico. È diventato ricco, ma anche molto solo. Per un ricco esattore doganale, arrampicarsi su un albero è cosa assai insolita. Una situazione grottesca. Se lassù si senta a suo agio, non ci viene detto. In ogni caso, salire su un albero non sembra adatto alla sua posizione sociale di funzionario di alto livello. Sarà lì per mantenere le distanze? O forse si vergogna a mescolarsi tra la folla? In ogni caso, quello che lo porta lì è il desiderio di vedere Gesù. Questo desiderio è indice di un bisogno. Zaccheo, il potente esattore è una persona bisognosa. Certo, anche se è ricco rimane di piccola statura. Pensa di poter superare questo deficit salendo in alto. Ma prima di riuscire a vedere Gesù, è Gesù a vedere lui. La storia racconta che uno sguardo può cambiare una persona. Prima di tutto, cambia l’immagine che di lui hanno gli altri. Gesù fa scendere Zaccheo dalla cima dell’albero liberandolo da questa strana situazione. I due si incontrano ora ad altezza occhi. E Gesù va ancora più lontano. Si autoinvita come ospite nella casa di questo impopolare doganiere. Fatto che suscita indignazione e incomprensione nella folla. C’è qualcosa che si sta muovendo nella vita di Zaccheo. Si sente riconosciuto ed accettato. Si sente pieno di gioia, perché con Gesù che desidera essere ospite suo, si sente accolto in una nuova comunità. L’emarginato, l’odiato e disprezzato capo esattore è onorato da questo gesto, che gli conferisce una nuova reputazione. Il potere di Gesù di trasformare le persone cambia anche quest’uomo. Non solo gli conferisce una nuova identità sociale, ma Zaccheo si assume anche della responsabilità sociale. Gesù lo guarda. E questo suo sguardo penetrante colpisce questo piccolo doganiere capo nel profondo e gli fa ripudiare la sua esistenza precedente. Ma lo sguardo di Gesù e anche accondiscendente. Fa capire a Zaccheo che Gesù lo accetta così com’è e senza condizioni. Questo apre nuovi spazi, anche per uno sguardo autocritico su se stesso. Zaccheo vede ciò che può cambiare ed è pronto a farlo. Restituisce ciò che in tanti anni ha tolto a torto agli altri. Sente di poter agire diversamente senza per questo diventare un altro. Infatti, chi mai potrebbe riuscire diventare un altro rispetto a quello che è? Martin Lutero ha saputo riassumere questo fatto in una semplice frase: “Siamo insieme giusti e peccatori.” E Gesù sa togliere giorno per giorno questa tensione in noi. Ogni giorno ci guarda di nuovo. E infatti il finale della storia di Zaccheo è una promessa per ognuno di noi. “Perché il Figlio dell’uomo è venuto a cercare e salvare ciò che è perduto.”

Johannes Sparsbrod, Pastore della Comunità Evangelica Luterana di Venezia

 

Trad.: nd

foto: pixabay