Una mano a chi sta in fondo alla scala sociale

La comunità di Genova cerca partner per un progetto per carcerati
Yussuf ha ancora dodici mesi di pena da scontare. Insieme agli “Amici di Zaccheo”, associazione fondata nel 2004 con lo scopo di accompagnare i detenuti in un percorso di guarigione e nuova vita ha iniziato un percorso spirituale in carcere. Questo e il suo comportamento esemplare gli varrebbero un beneficio di pena. Potrebbe scontare i mancanti mesi a domicilio, solo che una casa non ce l’ha e quindi non gli resta che rimanere dov’è. In carcere.

Yussuf e la sua storia sono inventati, ma è un caso come tanti, anzi tantissimi. Persone che potrebbero godere dei benefici di pena, ma che debbono rinunciare perché sono soli e/ o perché non avrebbero materialmente un posto dove andare. Chi resta in carcere, dice l’avvocato Paolo Musso, presidente e referente diaconia della Comunità Evangelica Luterana di Genova, sono in gran parte i tossicodipendenti e gli stranieri, i migranti. I poveri insomma. Ed ecco il progetto, per ora come sostiene Musso, ancora in fase embrionale, che Genova propone alle comunità sorelle della CELI. “E magari anche oltre, potremmo anche pensare ad iniziare un progetto diaconale ecumenico. L’associazione degli Amici di Zaccheo è interdenominazionale; a questo punto, perché non invitare anche altre chiese a partecipare…”

L’idea è semplice: affittare un appartamento in una zona popolare di Genova dove trovare spazio per quattro o cinque persone. La permanenza riguarderebbe l’ultima parte della pena, perché spiega l’avvocato Musso, questo genere di benefici si applica spesso alla fine. L’Associazione Amici di Zaccheo farebbe da tampone, nel senso che si occuperebbero di vigilare e di controllare,  costituirebbe una garanzia per i locatari. “Si tratterebbe quindi di detenuti – dice Musso – che comunque hanno già intrapreso un percorso di recupero.” Lasciare le persone troppo a lungo in carcere, dipende ovviamente dal genere di reato, alimenta spesso devianze recidivanti. “Se c’è la possibilità, è senz’altro meglio tentare di togliere le persone da questo ambiente appena possibile”.

Per una comunità da sola questo progetto sarebbe troppo oneroso, se si parte da un possibile affitto di 400 o 500 € al mese. “Insieme diventa una cosa fattibile. Ovviamente non può essere un progetto ad hoc, bisogna prevedere almeno la durata di un regolare contratto di affitto, di solito tra i cinque e sei anni.” In Liguria ci sono in tutto sette carceri: a Sanremo, Imperia, Savona, La Spezia e Chiavari e due a Genova.

L’idea è stata lanciata nella rete diaconale delle comunità luterane e due hanno già manifestato interesse, Roma e la Sicilia. E Paolo Musso sta intanto già sognando un altro progetto, e chissà, magari un giorno proporrà anche questo: acquistare per pochi soldi un terreno agricolo, magari in Emilia, e fondare una specie di comune, mettendo a disposizione delle roulotte o dei container. “Così si riuscirebbe a togliere queste persone dal loro vecchio ambiente, avrebbero comunque un’occupazione utile e appagante, cioè l’agricoltura, vivrebbero in comunità e avrebbero una prospettiva per un futuro…”

Intanto però si cercano comunità disposte a condividere le spese nonché persone disposte a dare in affitto un appartamento a queste condizioni. Fatto questo, si può continuare a sognare ad occhi aperti…

nd

Foto di falco da Pixabay