Mettere le donne al centro dell’attenzione

Il concistoro CELI è preoccupato per l’impatto sociale della pandemia di Covid 19
Il Concistoro della Chiesa Evangelica Luterana in Italia è preoccupato per l’impatto sociale della pandemia del coronavirus, soprattutto per quanto riguarda la situazione delle donne, non solo in Italia ma in tutto il mondo. I cinque membri, il decano Heiner Bludau, la vicedecana Kirsten Thiele, la rappresentante legale della CELI, Cordelia Vitiello, la tesoriera Ingrid Pfrommer e Angelo Ruggieri, come anche il Presidio sinodale della CELI, Georg Schedereit e Wolfgang Prader condividono i timori espressi in una lettera aperta della Federazione delle Donne Evangeliche in Italia, FDEI, al Consiglio dei Ministri e al Primo Ministro Giuseppe Conte. In essa, la FDEI chiede che le donne e le loro esigenze siano messe al centro della ripresa post-Covid: “La salute, la libertà personale, la sicurezza pubblica, la sicurezza stradale, le scuole, i servizi culturali e le istituzioni devono avere al loro centro i diritti di tutti e di ogni individuo.

Il 12 marzo 2020, da un momento all’altro, l’Italia si è fermata. Lockdown. Stato generale di shock. Strade vuote, negozi chiusi, asili nido, scuole materne e scuole chiuse. Con poche eccezioni, anche le fabbriche. Negli uffici è stato mantenuto un servizio ridotto, se possibile senza contatto con il pubblico. E così la maggior parte dei lavoratori da un giorno all’altro si è vista catapultata a casa. Smartworking, ovvero l’ufficio trasferito all’interno delle mura domestiche. La parola d’ordine è stata: distanziamento sociale. Il raggio di ogni cittadino, con poche eccezioni, si è ridotto a 200 m intorno alla propria abitazione. La maggior parte degli altri Paesi europei avrebbe adottato misure simili qualche settimana dopo, anche se non così severe come l’Italia.

Tutto questo è stato quattro mesi fa. Nel frattempo, dopo le fasi uno, due e tre, sembra essere in corso la fase post-covid. E qui una cosa diventa più chiara ogni giorno che passa: il post-covid non è uguale al pre-covid e a fare le spese con questa situazione critica sono sempre le stesse categorie: le persone socialmente vulnerabili e, ancora una volta, le donne.

Il concistoro della Chiesa Evangelica Luterana in Italia segue gli sviluppi della situazione con crescente preoccupazione. L’uguaglianza delle donne, duramente conquistata e ancora non raggiunta, è più che mai minacciata dagli effetti della pandemia di Covid 19. La posta in gioco non è solo la risposta immediata all’emergenza coronavirus, ma anche il diritto delle donne al lavoro e all’indipendenza economica. Secondo uno studio realizzato dall’Osservatorio JobPricing in collaborazione con Spring Professional, nel 2019 le donne in media hanno guadagnato il 10% in meno degli uomini facendo lo stesso identico lavoro. Sempre in media, lo stipendio annuo degli uomini è stato di 2.700 euro superiore a quello delle loro omologhe colleghe. Sulla base di questi dati, è chiaro a quale stipendio rinunciare, quale stipendio è più probabile che venga meno davanti ad una crisi economica generalizzata e a fronte delle difficoltà legate all’assistenza all’infanzia. Con il risultato che il divario tra i sessi si allargherà di nuovo. Anche il Segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, ha fatto spesso riferimento alla situazione critica delle donne.  “In tutto il mondo, quasi il 60% delle donne lavora nell’economia sommersa, guadagna meno, risparmia meno e rischia di cadere in povertà”, ha detto il Segretario Generale dell’ONU lanciando l’allarme. Una situazione che la pandemia di Covid può solo peggiorare.

Anche durante il lockdown e nelle settimane successive fino alla fine dell’anno scolastico ufficiale, sono state soprattutto le donne a doversi occupare dei figli e delle loro esigenze scolastiche oltre che riuscire a fare lo smartworking e nella maggior parte dei casi, al fatto che sono ancora loro ad occuparsi della casa. Una situazione che forse continuerà anche in autunno; infatti non è ancora certo che le scuole e le strutture come gli asili e i nidi possano riprendere le loro attività come prima della pandemia. L’assistenza offerta dal governo alle famiglie, un bonus di 600 euro per le babysitter e la possibilità di prendere 15 giorni di permesso famiglia aggiuntivi (non pagati) si sono rivelati insufficienti.

Nel valutare la situazione precaria delle donne, il Concistoro fa riferimento anche alle statistiche precedenti al diffondersi del coronavirus. Già lo scorso anno il tasso di occupazione delle donne era notevolmente inferiore a quello degli uomini; 48,9% rispetto al 68%. Una percentuale destinata a diminuire con l’aumento del numero di figli. Un terzo delle donne occupate ha un lavoro a tempo parziale e poco meno del 14% ha un contratto a tempo determinato. Questo tipo di contratti poi sono particolarmente minacciati. In una situazione di crisi, sono infatti i primi che saltano. E ancora: le donne sono generalmente più esposte alla crisi economica post-Covid rispetto agli uomini perché lavorano principalmente nei settori più colpiti dalla crisi: turismo, commercio e comunicazioni.

Oltre all’insicurezza economica e legale delle donne, c’è però un altro fattore, che desta preoccupazione, dichiara il Concistoro in una risoluzione votata nella sua ultima riunione. L’impatto della pandemia sulla violenza domestica. Durante il lockdown, rinchiuse per forza nella quattro mura di casa, molte donne (e anche i loro figli) sono stati esposte senza nessuna via di scampo 24 ore su 24 alla violenza da parte dei loro partner (padri). In più, la dipendenza finanziaria minaccia di aumentare ulteriormente la spirale della violenza. La disoccupazione o lo smartworking possono infatti aumentare ulteriormente la dipendenza delle donne dai loro partner.

nd

 

Foto: Pixabay