Pastore in Europa

Helmut Schwalbe termina il suo servizio a Torre Annunziata e si reca a Creta
Helmut Schwalbe è stato pastore della Comunità Luterana di Torre Annunziata per due anni, il suo incarico terminerà il 30 giugno. Tuttavia, tornerà a casa sua in Germania solo per due mesi. A partire dal primo settembre si occuperà infatti della Comunità Evangelica Luterana di Creta. Schwalbe è già in pensione e in passato è già stato responsabile del progetto di sviluppo di una comunità a Bari per la CELI. Anche a Creta non è nuovo; dal 2016 al 2018 ha già prestato servizio sull’isola greca. Definisce il suo tempo passato nel Golfo di Napoli come bello e nello stesso momento anche difficile.

Quindi bello e difficile – mi spieghi meglio cosa intende dire con questa affermazione?

Helmut Schwalbe: Beh, difficile, perché sapevo fin dall’inizio di non essere proprio all’altezza delle esigenze della comunità, perché purtroppo il mio italiano non è fluente. E poi anche perché non è facile succedere a qualcuno che è stato lì per 25 anni e che naturalmente ha influenzato profondamente la comunità, come il mio predecessore, il pastore Paolo Poggioli. E bello perché si tratta di una comunità molto stimolante, contante persone care, alcune delle quali avevo già avuto modo di conoscere e che è stato un piacere accompagnare in questi due anni.

Infatti, Torre Annunziata è un’eccezione nella CELI, l’unica comunità squisitamente italiana, senza radici tedesche…

Helmut Schwalbe: Giusto. Le altre comunità sono composte principalmente da tedeschi, sono caratterizzate da un background migratorio, il modo di pensare alla tedesca influenza la vita e l’organizzazione delle comunità. A Torre Annunziata, invece, quasi tutti i membri della comunità sono nati proprio lì e lì hanno sempre vissuto. E la maggior parte di loro è cresciuto in un ambiente cattolico, sono stati educati secondo i principi della fede cattolica. Persone a cui capita spesso di dover giustificare il proprio essere protestanti, una cosa che ancora oggi non è facilmente accettata dalla società. O che comunque è percepita come strana. Chi arriva invece dall’estero viene più facilmente accettato nella sua diversa appartenenza religiosa. Per chi è nato protestante è più facile vivere in una situazione di diaspora che per chi si è convertito. Anche se devo dire che coloro che decidono consapevolmente in età adulta di diventare evangelici, molto spesso sono ancora più intensamente luterani di chi è nato tale.

Questa situazione ha avuto un impatto sull’ecumenismo?

Helmut Schwalbe: Ad essere onesti, l’ecumenismo non è stato una priorità in questi due anni. Le mie attività si sono concentrate soprattutto sul culto e sulla riconciliazione. Mantenere la comunità unita e conservare ciò che di buono è stato fatto prima…

Come già detto, Lei è stato tre anni a Bari, dal 2011 al 2014. Lì la situazione era diversa?

Helmut Schwalbe: Sì, lì si trattava di cominciare da zero, di costruire una comunità ex novo, partendo da niente. E ci sono riuscito, dopo tre anni, quando me ne sono andato, la comunità contava già quaranta membri. Un bel nucleo. Poi, purtroppo, i miei successori sono rimasti sempre solo per un anno, e a queste condizioni è difficile portare avanti una comunità, per non parlare del trovare nuovi membri.

Lei è originario dalla Chiesa della Westfalia, una grande Chiesa regionale della Germania. Come vede la CELI?

Helmut Schwalbe: La CELI è caratterizzata dall’essere una chiesa molto piccola, sparsa su un’area enorme. Ma si sente come una chiesa intera, anche se la mia impressione è che questo sia difficile da sostenere a lungo termine. Mi sono molto affezionato alla CELI, altrimenti non sarei tornato per un secondo mandato. La sua strutturapermette che uno si senta in un certo modo “a casa” in tutta l’Italia. A livello locale però, nelle singole comunità, ognuno è da solo, diversamente da quanto accade in Germania dove di solito in due o tre colleghi ci si occupa di una comunità di circa 2.000 persone concentrate in un’area diciamo compatta. Devo dire che questa solidarietà collegiale si è rafforzata molto anche qui nei giorni del coronavirus; noi colleghe e colleghi siamo diventati più vicini l’uno all’altro attraverso lo scambio virtuale.

E adesso si prepara per tornare a Creta?

Helmut Schwalbe: Sono già stato lì dal 2016 al 2018. È una comunità tedesca già molto radicata. Per me è una prospettiva meravigliosa poter di nuovo accompagnare questa comunità. L’isola è davvero meravigliosa con le sue montagne, il mare, la vegetazione bellissima… Mi sento un po’ come tornare a casa. Sarò lì da settembre a giugno e poi vedremo …

A Torre Annunziata c’è già un suo successore?

Helmut Schwalbe: Il 27 giugno la comunità eleggerà il nuovo consiglio e il nuovo pastore. Il 28 celebrerò il mio ultimo culto e verrò congedato. Il mio successore è un tedesco che attualmente lavora in Svizzera e che parla molto bene l’italiano. Auguro alla mia comunità, a tutte queste persone a cui sono molto affezionato, ogni bene e buona fortuna con il loro nuovo pastore; e che Dio li benedica!

nd