Osservare e ascoltare

La pastora Annette Hermann-Winter finalmente arrivata a Firenze
Sta arrivando, ogni giorno un po’ di più e senza mai smettere di osservare. Raccogliere informazioni, scoprire, capire, questo ora le preme. Per più di due mesi Annette Hermann Winter ha avuto solo contatti virtuali a distanza con la sua nuova comunità a Firenze (Toscana, Emilia Romagna, Marche) bloccata com’era a causa del Covid in Germania, ma dalla fine di maggio, finalmente,  è potuta arrivare anche fisicamente. Dopo due settimane di quarantena ha potuto celebrare i primi due culti il 6 e il 7 giugno a Pisa e a Firenze.

Appena arrivata ha dovuto mettersi immediatamente in quarantena per due settimane…

Annette Hermann Winter: Sì, un’esperienza forte per me, venendo dalla Germania dove le misure Covid-19 in nessun momento sono state così severe come è accaduto in Italia. Ma il fatto di aver avuto modo di sperimentare la condizione da quarantena anch’io, anche se per un periodo limitato, mi aiuterà a capire meglio cosa hanno provato le persone qui. La mia comunità mi ha aiutato in questo periodo rifornendomi di tutto il necessario. Lo sguardo fuori dalle finestre sul centro storico mi ha fatto avvicinare mentalmente alla mia nuova città; grazie alle scale dell’appartamento poi ho potuto far fronte al bisogno di muovermi.

Nell’ambito dei primi due culti festeggiati il 6 e 7 giugno a Pisa e a Firenze ha potuto finalmente incontrare la sua comunità. Come ha vissuto il passaggio dalla conoscenza virtuale a quella reale?

Annette Hermann Winter: Vedersi di fronte persone conosciute fino a quel momento solo sullo schermo, in realtà è come trovarsi per la prima volta. Ci si (ri)conosce di nuovo. Si riparte da zero. È un fatto emozionante e apre nuove prospettive.

Nuove persone, nuovi ambienti, nuove circostanze e in un certo senso una nuova vita, nuove abitudini…

Annette Hermann Winter: Certo. Nel grande come nel piccolo. Tutto è cominciato con l’incognita del primo culto e continua passo dopo passo nella conquista della mia nuova vita. Dove vado a fare la spesa? Come uscire in macchina dalla città senza perdersi nelle varie zone colorate? Anche il mio nuovo appartamento deve ancora adattarsi a me e io devo adattarmi a lui. Al momento in casa c’è ancora l’eco, gli spazi vanno ancora riempiti, ma devo dire che questo vuoto momentaneo non mi dispiace. Al contrario. È una sensazione positiva. Ispirante. La città vuole essere conquistata. Già fissato anche il programma per i giorni liberi: ogni settimana un nuovo museo.

Non si trova soltanto in una nuova città, ma anche in un nuovo Paese, alle prese con una nuova lingua. È una grande sfida, soprattutto per chi non è proprio giovane. Ci è voluto coraggio?

Annette Hermann Winter: L’Italia mi è familiare per i molti viaggi fatti. Certo, sono nata nel 1960, e non me la sarei più sentita di trasferirmi in Africa. E comunque già mi sto rendendo conto che c’è una grande differenza tra vivere in un Paese da turisti e viverci davvero. Soprattutto quando si tratta di questioni di vita quotidiana, complicate e noiose, magari che riguardano la vita domestica. Non so: stipulare un nuovo contratto telefonico, registrarmi in Comune, ecc. Tanto più che al momento devo ancora affrontare tutto da sola, mio marito arriverà tra qualche settimana. È un’opportunità unica per me vedere le cose che mi hanno occupato finora da una nuova prospettiva e di poter trasferire e adeguare le mie esperienze da pastora e supervisore a questa nuova esperienza.

Progetti per il suo nuovo incarico?

Annette Hermann Winter: Ad essere onesti, non ho ancora stabilito un programma. E questo di proposito. Prima di tutto, voglio ascoltare con attenzione. Di cosa hanno bisogno i membri della mia comunità? Cosa si aspettano da me? Quali sono i punti di partenza del mio lavoro? Come posso aiutare il consiglio della Chiesa, che si è trovato a affrontare il suo incarico appena eletto senza il sostegno di un pastore? Cosa manca? Cosa deve essere cambiato? E naturalmente, cosa è da preservare e da continuare a portare avanti per il bene futuro della Comunità?

La Comunità di Firenze (Toscana Emilia Romagna Marche) è molto dispersa. Immagino che questa sia una nuova esperienza per Lei?

Annette Hermann Winter: Assolutamente sì. E, nel complesso, lo considero forse il compito più difficile. Capire cosa tiene unite le persone. Come poter vivere la comunità nonostante le grandi distanze.

Comunque il problema delle chiese vuote si presenta anche in Germania dove i luterani non sono in diaspora e dove non ci sono grandi distanze geografiche da coprire…

Annette Hermann Winter: Questo è vero. È una tendenza che si profila già da diversi anni. Se la gente non viene più in chiesa, la chiesa deve andare alla gente. Anche questa è una sfida e secondo me anche un compito appagante! Il coronavirus è stato un buon esercizio in questo senso. Ha dimostrato che ci sono altri modi per incontrarsi, ha aiutato a superare alcune barriere (anche nella mente). Quello che è certo è che occorre una risposta teologica a una possibile vita di comunità tenendo conto che non tutti hanno la possibilità di partecipare al culto a causa delle distanze. E questo è sicuramente un sentiero che dovrò seguire.

nd

Ed è così che la pastora Annette Hermann-Winter vede se stessa e la sua professione:

Sono pastora per passione. E lo stesso vale per la mia attività da supervisore. Ho imparato presto che nella vita c’è molto di più di quello che si riesce a percepire, qualcosa che va oltre la realtà sensibile. Per me, Dio è sempre al di là di quanto la mia mente possa afferrare.

Ho bisogno di muovermi. Preferibilmente con la mia cagna Rike.

Alcune cose sono più accessibili quando si cammina. Le soluzioni non si trovano solo nella testa. In questo processo è coinvolto anche il nostro fisico, anche lui fonte di saggezza. Dio mi si rivela anche nel movimento. Si muove assieme a me. Non si limita a strutture e edifici. Anche se si fa trovare sempre anche lì. Ma, è questo per me è importante, non solo lì. Per me, essere sempre in compagnia di Dio significa essere preparata alle sorprese. E ancora: vedere e accettare i limiti, riuscire a sgattaiolare da una via che sembra senza uscita, provare cose nuove.

Sono sempre stata incuriosita dalle persone distanti dalla chiesa. Quali sono le biografie che si celano dietro a questa distanza? Cosa possiamo imparare noi come comunità e come chiesa dalla loro prospettiva?

Il fatto che Dio sia diventato uomo è alla base del mio legame con Dio. E per me questo fatto definisce nello stesso momento anche il compito della chiesa: immischiarsi, essere politica. Rendere visibile almeno in parte cos’è Dio e cosa significa un’esistenza umana nella responsabilità.

Come supervisore accompagno le persone per aiutare a sciogliere ciò che è rimasto bloccato e portarlo in una nuova prospettiva. Mi piace ridere anche se faccio fatica a ricordarmi le barzellette. Come clown so che il fallimento fa parte della vita e spesso apre nuove prospettive.

Tutto il mio agire è guidato dalla stima di Dio e il profondo apprezzamento e rispetto per tutte le creature.

Mi ritrovo in queste parole di Albert Schweitzer

“Io sono la vita che vuole vivere,
in mezzo alla vita che vuole vivere”.

(Albert Schweitzer)

Pastora Annette Herrmann-Winter