Parola del Giorno

22 maggio 2020 | Tempi da lumaca

Cara lumaca,

In realtà, ero di fretta, molto di fretta, quando ti ho incontrata nel nostro cortile sabato mattina. Stavi attraversando lo stretto percorso che taglia il giardino condominiale e ti ci è voluto quasi un quarto d’ora per superare un interminabile metro e mezzo. Io invece, inforcata la bicicletta, avevo l’unico intento di arrivare velocemente in ufficio dove mi aspettava una agenda fitta di appuntamenti e di cose da fare. Ma poi mi sono girato e sono andato a prendere la macchina fotografica per farti una foto. Ieri ho stampato la foto e l’ho messa sulla mia scrivania, vicino al calendario, che restringe o scandisce il mio tempo, a seconda dei casi.

E così ho l’occasione di domandarti quello che da sempre avrei voluto chiederti: sei davvero felice del tuo destino, o desidereresti a volte che le cose fossero diverse? Devi sapere che noi esseri umani abbiamo i nostri problemi con il tempo. Recentemente qualcuno ha detto di me: “Ah, quello non ha mai tempo”. Naturalmente non è vero, almeno non in questi termini. La mia giornata è lunga quanto la tua, ma se mi muovessi ai tuoi ritmi, la mia comunità molto velocemente perderebbe la pazienza e si arrabbierebbe. E infatti, se sono sincero, sono davvero un po’ geloso di te, perché sembra che davvero tu non sappia nulla della frenesia. Oppure esistono le gare tra lumache, come qualcuno un tempo sospettava?

Trovo anche molto pratico il modo in cui ti porti dietro la tua casa. Puoi riposare quando ti fa comodo, e se un nemico si avvicina, puoi semplicemente ritirarti al sicuro. Devo ammettere che ogni tanto mi piacerebbe molto poter fare altrettanto!

Quando ero sdraiato davanti a te sul sentiero del giardino del mio condominio per scattarti una foto, sono passati Stefano e Sofia, i gemelli dei vicini. “Stai parlando con la lumaca?”, mi hanno chiesto. “Magari!”, ho risposto. Purtroppo però non è possibile. Per questo motivo ho deciso di scriverti.

Per dir la verità c’è anche un altro motivo per cui ti scrivo. Ho letto una volta che voi lumache d’inverno vi ritirate nel vostro guscio chiudendolo con una specie di tappo di calce bianca. Così puoi fare il tuo letargo in tutta sicurezza e tranquillità per uscire solo con le prime giornate calde. Ma tu sai che per questo motivo nel Medioevo ti hanno dipinto su molti quadri raffiguranti la resurrezione? Per questo sei diventata simbolo della nuova vita, proprio perché dormi a lungo nella tua casa, nel tuo guscio, come fossi morta. Siamo ormai giunti agli ultimi giorni del periodo della gioia pasquale. Sono contento che tu me l’abbia ricordato di nuovo. Gesù ha dovuto soffrire e morire, ma anche risorgere, perché anche noi potessimo vivere con lui. E dopo l’oscurità arriva la luce, di sicuro. Che conforto in questi giorni così particolari! E poi c’è un’altra cosa ancora che voglio imparare da te per la vita di tutti i giorni: farebbe bene anche a me rallentare un po’… o perché no, magari anche prendermi una pausa.

Ti saluto, stai attenta e ogni tanto pensami!

Il tuo pastore Johannes de Fallois, Comunità Cristiana Protestante di Milano

trad. nd