10 Dicembre 2020 | Che tipo di oste siete?

Il messaggio del 10 dicembre della pastora Cornelia Möller della comunità di Milano

Siete una persona che prepara tutto con cura e in modo meticoloso prima di ricevere ospiti? Dal passare l’aspirapolvere sui cuscini del divano fino alla preparazione di un dessert deliziosissimo? Oppure siete un oste del tipo spontaneo che lascia tutto al momento, quando gli ospiti sono già entrati dalla porta?

Il tipo di oste che si è, naturalmente, ha un’influenza diretta su come si passa il tempo prima. Chi vuole preparare tutto alla perfezione, non ha tempo da perdere: fare la spesa, pulire, fare ordine e così via. Chi invece lascia tutto al caso in modo spontaneo, non deve stressarsi in anticipo. Si perderà forse l’ansia gioiosa dei preparativi ma è più rilassato.

Ci sono diversi modi per accogliere qualcuno. Dipende dalla situazione, ma è anche una questione di carattere e di gusto personale.

“Com’è che si conviene ch’io ti riceva,_allor’?,” („Wie soll ich dich empfangen?“), chiede un canto d’Avvento cantato durante il periodo dell’Avvento nelle nostre chiese. Non c’è dubbio il “ti” è Dio, e ci si chiede allora in che modo possiamo essere l’oste che riceve Dio. Ci sono diverse categorie:

Alcuni hanno un approccio molto attento, si chiedono com’è il loro rapporto con la Bibbia, con Gesù Cristo, e con Dio considerando e concentrandosi su ogni piccolo dettaglio, definendo un ordine per avere tutto ben definito. Vogliono essere ben preparati e avere ben chiaro tutto, prima di poter dire, Questa è la mia fede, voglio vivere da cristiano, e voglio esprimerlo diventando membro e parte della comunità in una chiesa.

Altri ci finiscono quasi per caso: partecipano due o tre volte al mercatino dell’Avvento, aiutano a montare e smontare qualche bancarella, parlando con chi è con loro del più e del meno, tra cui anche di Dio e del mondo. Già che ci sono, partecipano poi anche al culto. Per poi rendersene conto: ci sono già finito in mezzo, nella chiesa e nella comunità, e in un certo senso dentro di me la fede è già cresciuta, è già in movimento. C’è ancora molto da capire e da scoprire, ma in fondo ci sono già arrivato.

“Com’è che si conviene ch’io ti riceva,_allor’? In un modo o nell’altro? Il periodo dell’Avvento è una buona occasione per comprendere cosa significa essere aperti e ricettivi nei confronti di Dio. Come vivo e come gestisco questo periodo? In modo consapevole, come un tempo di preparazione per il Natale, o mi lascio sorprendere da qualsiasi cosa che venga? Che cosa significa il Natale per me, ci conto che Dio voglia “farmi visita” anche nella mia vita? A queste domande può rispondere solo ognuno di noi individualmente.

Una cosa è certa: Dio è il nostro ospite. E si tratta di ricevere Dio. Non si tratta di raggiungerlo, ma si tratta di aprirsi al fatto che Dio possa essere rilevante per la nostra vita. La nascita di Gesù Cristo ne è il più grande segno: Dio viene da noi. Ci rende visita. Ci cerca, e, se viene accolto, rimane e ci accompagna durante la festa e anche a capodanno e in tutto ciò che verrà.

Vi auguro un benedetto avvento

Cornelia Möller, pastora della Comunità Cristiana Protestante di Milano

Trad. nd

Foto di Terri Cnudde da Pixabay

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