Corridoi umanitari. Da Beirut a Roma con visto umanitario la prima famiglia siriana

Una prima europea si è prodotta lo scorso 4 febbraio in tema di gestione della crisi migratoria

La notizia ha fatto subito il giro del mondo: per la prima volta una famiglia di profughi siriani è giunta in Europa grazie ad un corridoio umanitario, evitando così i viaggi della morte attraverso il Mediterraneo e senza alimentare il business micidiale degli scafisti. La famiglia Al Hourani è atterrata all’aeroporto di Fiumicino lo scorso 4 febbraio dov’è stata accolta da rappresentanti delle organizzazioni promotrici del progetto-pilota sui “corridoi umanitari”: la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) e la Comunità di Sant’Egidio.

Con un regolare volo di linea e muniti di visto umanitario ottenuto dall’ambasciata italiana a Beirut, i quattro componenti della famiglia originaria di Homs – padre Suleiman (34), madre Yasmine (28), Falak (7), malata di una rara forma di tumore agli occhi, e il piccolo Hussein (6) – sono giunti in Italia dove già in aeroporto hanno avanzato domanda di asilo lasciando come da procedura le loro impronte digitali. Ora la famiglia è ospite presso le strutture di Sant’Egidio, mentre Falak, cui a Beirut è stato già asportato un occhio, è in cura presso l’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma.

“Sta iniziando la mia nuova vita”, ha detto Yasmine, raggiante, anche se fino all’ultimo non era chiaro se sarebbero riusciti a partire tutti uniti. E per i giornalisti accorsi numerosi in aeroporto per l’occasione ha intonato la canzone di Totò Cotugno “Sono un italiano” imparata su YouTube. Non appena fuori dall’aeroporto ha trovato una sorpresa inaspettata: ad attenderla c’era anche suo fratello, arrivato in Germania qualche mese prima attraverso la rotta balcanica, dove le autorità tedesche gli hanno riconosciuto lo status di rifugiato. La stessa mattina ha preso un volo per Fiumicino, dov’è atterrato pochi minuti prima della sorella, del cognato e dei nipoti. Un ritrovamento commovente, e subito i pensieri sono andati alle sorelle rimaste con la mamma ancora intrappolate a Homs.

Ad accogliere a Fiumicino la famiglia Al Hourani – accompagnata dall’equipe congiunta che l’ha assistita già in Libano – sono state per la FCEI, tra gli altri, la vicepresidente Christiane Groeben e la consigliera Maria Bonafede, pastora valdese e referente FCEI per le migrazioni. Presenti anche le operatrici FCEI del coordinamento accoglienza che per i bambini avevano approntato due zainetti, uno rosa l’altro blu, pieno zeppo di sorprese. La vicepresidente FCEI, luterana e di origine tedesca, ha detto: “Per spiegare quanto è speciale un momento, nel mio paese si dice: ‘è come Natale e Pasqua insieme’. Così ho vissuto il momento del nostro primo incontro con la famiglia di Falak. Sembrava una festa con fiori e doni di benvenuto e un primo scambio di parole piene di emozioni ognuno come meglio poteva in arabo, italiano o inglese. Dopo mesi di trattative e incertezze il nostro progetto dei corridoi umanitari è diventato realtà. E’ bello che il corridoio si sia aperto proprio con questa piccola famiglia, e molto presto ne arriveranno molti altri”.

Infatti, sono già state individuate altre 84 profughi siriani e iracheni che arriveranno dal Libano, presumibilmente a fine febbraio, con il prossimo corridoio umanitario. Per il progetto – a carattere sperimentale e autofinanziato in larga parte dall’otto per mille valdese – i Ministeri dell’interno e degli esteri con le organizzazioni promotrici hanno pattuito l’arrivo e l’accoglienza di un migliaio di profughi particolarmente vulnerabili, non solo dal Libano, ma presto anche dal Marocco e dall’Etiopia.

Il progetto sui “corridoi umanitari” (#corridoiumanitari) si inserisce nel più ampio programma sulle migrazioni a cura della FCEI denominato Mediterranean Hope (MH).

 

(NEV, 7/2016)