Riflessioni attorno alla soglia del dolore - Chiesa Evangelica Luterana in Italia

Riflessioni attorno alla soglia del dolore

Passi di passione
Quaranta giorni di passione. Quadragesima. Quaranta giorni per accompagnare la passione di Cristo e prepararsi alla luce della speranza nel giorno della resurrezione. Quaranta passi. Martin Lutero interpretò questo tempo soprattutto come un viaggio interiore. E quindi non come una quaresima, tempo di fugaci rinunce dentro un perimetro di quaranta giorni, ma piuttosto come un tempo di pausa, di consapevolezza e di riflessione profonde. Un tempo di avvicinamento. Passo dopo passo. I pastori della Chiesa Evangelica Luterana accompagnano questi quaranta giorni con brevi suggerimenti di meditazione.

Pastore Michael Jäger, Comunità Evangelica Luterana Bolzano

Una vignetta alla soglia del sopportabile. Firmata Hauck e Bauer. Uno psichiatra dall’aspetto un po’ rigido seduto sulla sua poltrona, barba come da copione, l’aspetto amichevole, consiglia alla paziente che gli sta davanti di redigere una lista di tutti i bei momenti vissuti in una giornata. A casa, davanti a una tazza di tè, la donna si mette a compilare alla svelta la lista richiesta. Scrive di un mango delizioso, della passeggiata lungo il fiume e dell’allegra conversazione telefonica con l’amica Anja per condividere la nuova ricetta della pasta cotta al forno. L’ultima immagine delle sequenza la mostra con un malizioso sorriso sulle labbra e nel fumetto si legge: “Tanto, non può mica controllare se tutto è vero.”

Strategie di convivenza con il Covid sulla soglia del sopportabile. E lì ci troviamo tutti insieme. No, non è solo uno che inciampa, sconfitto dal destino, quel poveraccio della porta accanto. Anche noi, tutti noi, ci troviamo spaesati, fuori giri. La vita a cui siamo abituati, con le sue variabili calcolabili e un ben sistema integrato e affidabile di ricompense, si è deformata, e noi non siamo riusciti a tenerne il passo. Nel migliore dei casi, i giorni sono diventati uniformi, ma sotto quella parvenza di normalità c’è un arco di terrore che si inarca verso scenari di minaccia esistenziale o di pericolo di vita. Nel corso della storia l’umanità si è sempre trovata di fronte a eventi collettivi devastanti, nessun dubbio, ma mai prima d’ora abbiamo dovuto affrontarli in gran parte senza Dio. A Oberammergau, la peste nel 1633 ha portato prima ad un voto collettivo e di conseguenza a una rappresentazione della passione di Cristo che oggi fa parte del patrimonio culturale mondiale dell’UNESCO. “Se ci liberi dalla peste, metteremo regolarmente in scena una rappresentazione della Passione”. Sembra aver funzionato, il voto. Da quel giorno racconta la storia, la peste non ha più ucciso alcun abitante del piccolo villaggio dell’Alta Baviera, mentre prima aveva mietuto ottanta vittime. Senz’altro una storia di successo, ma oggi non oserei proporre qualcosa di simile. Nemmeno in Alto Adige, nel cattolicissimo Sudtirolo dove abito.

Corona coram Deo? Cosa osiamo ancora parlare di Dio in questi giorni? Il minimo comune denominatore? Che la sofferenza non viene da Dio, ma che lui ci è a fianco nella sofferenza? La testimonianza biblica entra più nel dettaglio. Secondo essa, la sofferenza può essere conseguenza del nostro comportamento, ma può venire anche dalla mano di Dio, essere imposta da Dio come punizione, per educazione o prova, così come potrebbe essere anche la dimostrazione dell’arbitrio divino. La sofferenza può renderci simili a Cristo, può essere relativizzata in confronto alla gloria divina a venire, o invece indicare il lato oscuro di Dio. Di conseguenza, agli uomini non rimane che guardare a Dio nella sofferenza, accusarlo o implorarlo, o invece aspettare con fiducia il suo intervento, in altre parola avere speranza. Chi usa pregare i salmi per esempio, si prende la libertà o di ricordare a Dio la sua precedente misericordia, o di lodarlo in anticipo per il suo certo intervento di salvezza dalla sofferenza. In questo modo, almeno si riesce a colmare il dolore, affidandosi ad una nuova prospettiva e costruendosi una nuova resilienza.

No, io non voglio limitarmi ad elencare i bei momenti vissuti in una giornata per poi rendermi conto che non è così e che l’elenco è scarno. E per quanto riguarda il non poter controllare… Io invece voglio controllare, voglio vedere dove poter trovare Dio in questo periodo della Passione, in questa quaresima. Io, parlo per me, non voglio affatto generalizzare. E se ci riesco non vorrei cercarlo limitandomi alla mia modesta percezione e alla mia povera immaginazione poco “dimensionale” di Dio. In questo modo la soglia del sopportabile potrà forse addirittura diventare la soglia della guarigione.

Trad.: nd

Foto di Free-Photos da Pixabay