“La chiesa è verticale e orizzontale”

9 – 11 ottobre 2020 | 1° sessione del XXIII Sinodo | “Scegliere = Wählen”

Intervista con la vicedecana della CELI, Kirsten Thiele

Dal 9 all’11 ottobre 2020 si riunirà a Roma, per la sua prima sessione, il XXIII Sinodo della Chiesa Evangelica Luterana in Italia. Un sinodo in formato ridotto e caratterizzato dalle misure di sicurezza ma, proprio per questo, un segnale forte in questi tempi difficili di pandemia. Al centro come dice anche il titolo, “Scegliere = Wählen”, le elezioni del presidio sinodale e dei membri laici del concistoro. Ma anche se il tempo a disposizione è poco, il Sinodo avrà da prendere delle decisioni, da fare delle scelte per il futuro. Kirsten Thiele, pastora della Comunità Evangelica Luterana di Napoli, nel 2019 è stata cooptata come vicedecana della CELI dopo il prematuro ritorno in Germania della pastora Franziska Müller.

Lei ha chiesto alla sua Comunità prima di accettare la nomina a vicedecana, un anno fa. Come si riesce infatti a combinare gli obblighi di pastora con un incarico alla guida della chiesa?

Kirsten Thiele: Non ho mai visto i miei nuovi obblighi come un lavoro supplementare, ma al contrario come un grande arricchimento. Certo, ci sono più telefonate da fare, più mail da scrivere. Ma faccio tutto il possibile per non sottrarre del tempo alla mia comunità. Con il decano Heiner Bludau ci siamo divisi i compiti. Devo dire che la collaborazione con lui è davvero ottima e preziosa, molto armoniosa, e in più abbiamo lo stesso orientamento teologico! Sono felice, grazie a questo incarico, di aver avuto la possibilità di lavorare a stretto con i presidenti e con i sinodali di tutte le nostre comunità. È emozionante vedere quanto siano diverse e piene di vita.

Il suo incarico la porta anche all’estero, la mette in contatto con altre chiese.

Kirsten Thiele: Vivo in Italia da 20 anni, sono stata ordinata pastora nel 2011 e da dieci anni faccio parte del sinodo della CELI, ma non ho mai conosciuto da vicino la realtà dell’EKD, della Chiesa Evangelica Tedesca. Lo scorso autunno sono stata ospite del Sinodo dell’EKD, un’esperienza davvero interessante e stimolante. Non da ultimo mi ha anche permesso di visualizzare dei volti accanto a quelli che per me, fino a quel momento, erano solo dei nomi.

Nel concistoro, ogni membro ha la sua specifica area di responsabilità…

Kirsten Thiele: Giusto. La mia è lo sviluppo di un pastorato CELI. Per me si tratta di un aspetto fondamentale per garantire una continuità a lungo termine alla nostra Chiesa in Italia e per compiere la nostra missione come Chiesa in questo Paese. Sono in contatto con degli studenti di teologia, con varie persone che desiderano unirsi a noi. Insieme alla commissione competente stiamo lavorando ad un ordinamento-quadro, un po’ di regole di base, insomma…

Durante il lockdown, la digitalizzazione della CELI si è in un certo senso sviluppata in modo, diciamo, spontaneo. Anche lei ha tenuto i contatti con la sua comunità tramite una quotidiana parola del giorno su WhatsApp, servizio che del resto ha mantenuto anche dopo.

Kirsten Thiele: Certo, e ora si tratta di trovare la giusta misura tra l’offerta digitale e la vita di comunità tramite l’incontro personale. Ho vissuto gli incontri digitali con i miei colleghi pastori durante il lockdown, prima a distanza di due settimane e poi una volta al mese, come un’esperienza estremamente positiva che ci ha fatto avvicinare. Conoscersi meglio l’uno con l’altro, avere la percezione dell’altro come persona, sapere come stai tu, come sta la tua comunità e tutto questo online…  Accolgo però con grande gioia il fatto che ora siamo tutti invitati ad un Sinodo in presenza a Roma, e sono anche fiduciosa riguardo alla possibilità di poterlo effettivamente svolgere. Per me l’incontro personale, in presenza, è comunque indispensabile.

Qual è la sua idea di Chiesa?

Kirsten Thiele: Per me la chiesa dev’essere sia orizzontale che verticale, perché senza il livello verticale, cioè il rapporto con il Dio vivente, l’aspetto orizzontale manca del suo potere, della sua forza. Non è sufficiente saper solo predicare in modo eccellente. Dobbiamo impegnarci di persona, riempire la chiesa di vita, nei progetti diaconali, nel vivere la comunità. Ed è per questo che non vedo l’ora di incontrarmi con gli altri al Sinodo, con la giusta distanza e nella reciproca responsabilità.

nd