La Chiesa ha “diritto di ingerenza”. Intervista con il presidente del Consiglio della Chiesa Evangelica Tedesca, EKD, il vescovo Heinrich Bedford-Strohm

Il 4 ottobre 2019, il Sindaco di Palermo Leoluca Orlando conferisce la cittadinanza onoraria della sua città al Presidente del Consiglio della Chiesa Evangelica in Germania. Bedford interpreta questo premio anche come riconoscimento per i numerosi volontari che giorno dopo giorno si impegnano per l’integrazione, nei salvataggi in mare o nei progetti di sviluppo o di primo soccorso in caso di calamità. Qualche settimana fa, l’EKD ha annunciato che avrebbe inviato una propria nave nel Mediterraneo per il salvataggio in mare.

In modo del tutto inaspettato, nelle ultime settimane la tensione politica in Europa sembra essersi un po’ attenuata. In Italia, il Partito Democratico ha sostituito la Lega nella coalizione di governo, gli austriaci chiamati al voto hanno punito l’estrema destra, mentre i Verdi vengono indicati come possibile partner di coalizione del cancelliere Kurz. Tutto questo è un motivo di speranza?

Heinrich Bedford-Strohm: Quando i cittadini europei si assumono le loro responsabilità come garanti della democrazia e premiano i politici che si impegnano a favore dei nostri valori comuni, questo è sempre motivo di speranza. Tuttavia, non è compito del presidente del Consiglio della EKD valutare la situazione politico-partitica nei paesi europei vicini.

Carola Rackete ha dovuto passare addirittura qualche giorno in una prigione italiana. L’annuncio dell’EKD di inviare una propria nave nel Mediterraneo ha suscitato reazioni molto diverse e talvolta molto negative in Italia. Per lei la Chiesa è anche un’istanza politica? (Il terzo punto dell’Appello di Palermo parlava del salvataggio in mare come compito dello Stato)

 Heinrich Bedford-Strohm: L’EKD ha preso una decisione fondamentale nel sostenere attivamente il salvataggio di vite in mare. Vogliamo raccogliere donazioni in un’alleanza con altri donatori. E devo dire che abbiamo ricevuto un grande sostegno in tal senso. Anche da persone che di norma hanno poco o per nulla a che fare con la chiesa. Tuttavia, non prendiamo decisioni sulla base delle critiche o del consenso dell’opinione pubblica, ma sulla base della nostra fede: Gesù ci ha dato il doppio comandamento dell’amore come base del nostro agire. Prima di tutto, dovresti amare il tuo Dio. Secondo, dovresti amare il tuo vicino come te stesso. Questo significa che il rapporto con Dio è indissolubilmente legato al rapporto con il mio prossimo. Per questo i cristiani sono sensibili, o dovrebbero esserlo, alle esigenze dei più deboli. Ed è per questo che la Chiesa non può fare a meno, per così dire, di “interferire politicamente”. Il fatto che in questo frangente ci siano delle discussioni, anche aspre, dal mio punto di vista, non è un problema.  Anzi, si addice al Protestantesimo! 

A proposito dell’accordo di Dublino: ci si può accontentare di un accordo di aluni Stati su base volontaria, o l’accoglienza e la ridistribuzione dei rifugiati deve avvenire sua base automatica e obbligatoria per tutti gli Stati membri?

 Heinrich Bedford-Strohm: Data la difficile situazione delle persone in fuga dalla guerra e dalla violenza, è irrealistico attendersi che tutti gli Stati si accordino su regole cogenti. Se, come è ormai evidente, alcuni Stati assumono un ruolo guida, ciò va accolto con favore. In linea di principio, tuttavia, l’obiettivo deve restare in prospettiva quello di trovare insieme delle regole vincolanti per tutta l’Unione Europea.

Cosa significa per lei personalmente il conferimento della cittadinanza onoraria della città di Palermo?

Heinrich Bedford-Strohm: Sono molto contento di questo riconoscimento, anche perché mi viene assegnato da un uomo, il sindaco Orlando, che per tutta la vita ha combattente per l’umanità e la legalità. Mi sono innamorato di Palermo a prima vista. Per questo motivo sono davvero lieto di poter ricevere questa onorificenza. Ma per me è poi molto di più di un riconoscimento personale, lo interpreto come riconoscimento dell’impegno di tutti gli innumerevoli volontari che nella chiesa e nella società s’impegnano giorno dopo giorno nel sostegno alle persone bisognose, sia che si tratti di integrazione dei rifugiati, sia che si tratti invece del salvataggio in mare o del sostegno a progetti di sviluppo o di primo aiuto in caso di catastrofe.  Il loro è un contributo indispensabile per garantire che le persone di tutto il mondo possano vivere dignitosamente.

Caos politico, problemi etnici, guerre, persecuzioni, terrore e le conseguenze sempre più gravi dei cambiamenti climatici… Come vede il futuro? Cosa può fare la Chiesa?

 Heinrich Bedford-Strohm: Nella sua rete mondiale, la Chiesa è impegnata per la pace e la giustizia in innumerevoli contesti e in modi molto diversi. Quando mi viene chiesto se c’è davvero speranza per questo mondo, mi piace citare una frase che Bonhoeffer scrisse dal carcere nel 1943: “Può darsi che domani spunti l’alba dell’ultimo giorno: allora, non prima, noi interromperemo volentieri il lavoro per un futuro migliore.” I cristiani non perdono mai la speranza perché sanno di essere, loro stessi come le loro azioni, nelle mani di Dio.

 In Italia si discute se nelle mense scolastiche si possano offrire tortellini ripieni di carne di pollo o carne halal al posto del maiale… Dove vede Lei il vero problema dell’integrazione? Come può plasmare, o rimodellare, la nostra società?

Heinrich Bedford-Strohm: Ci troviamo di fronte al grande compito dell’integrazione che, oltretutto, dà lavoro a molte persone. Vorrei esprimere i miei sinceri ringraziamenti a tutte le persone che ogni giorno sono coinvolte in questo tipo di attività. Questo vale per i molti volontari delle parrocchie che tengono corsi di lingua. Si applica all’economia, che ha creato numerosi nuovi posti di lavoro e tirocini. Sono già stati raggiunti grandi successi, e bisognerebbe parlarne molto di più! Là dove le persone si incontrano e si conoscono in modo sincero, l’integrazione può avere successo.

La CELI, da statuto, è una chiesa italiana, ma la maggior parte dei pastori sono inviati dall’EKD. A suo parere, è corretto che prendano una posizione aperta sulla situazione politica in Italia?

Heinrich Bedford-Strohm: I pastori inviati dall’EKD sono un legame importante tra la nostra vita ecclesiastica in Germania e il resto del mondo. Come sentinelle della realtà, non possono poi fare a meno di rapportarsi alla vita, ai problemi e alla quotidianità, che vivono nelle loro comunità. Tuttavia, questo non può mai significare schierarsi in modo apertamente partitico magari dando la propria benedizione, in senso lato, al programma di un determinato schieramento. 

nd. Foto originale di Anna Lutz, 27.01.2015. Fonte: Flikr