Donne pastore, per molti ma non per tutti

In Francia dibattito sull’importanza del pastorato femminile. Il caso delle chiese valdesi, metodiste e battiste

Le donne devono essere single o vedove per diventare pastore? E’ la domanda, un po’ provocatoria ma forse non poi così tanto, che si è posto il settimanale francese Réforme che ha analizzato in questo modo il fenomeno in patria:

«Ciò era la norma all’inizio del ventesimo secolo, quando le prime donne divennero pastore. Madeleine Blocher-Saillans prende l’incarico alla morte del marito pastore. Berthe Bertsch, la prima donna pastora, studiò teologia nella chiesa riformata dell’Alsazia e della Lorena nel 1930. Dovette interrompere il suo fidanzamento per mantenere la sua posizione pastorale. La penuria pastorale aveva portato alla scelta delle ordinazioni femminili, ma queste dovevano mantenere il celibato.

Isabelle Gerber, pastora luterana e ispettrice ecclesiastica di Bouxwiller, confronta questa situazione con quella degli insegnanti. “All’epoca, la società presupponeva che se una donna fosse sposata, non avrebbe potuto concentrarsi sulla sua comunità e allo stesso tempo sulla sua famiglia e casa. Consentire alle donne di accedere a posizioni come pastori o insegnanti era difficile per gli uomini. Era come accettare che si discostassero dal luogo che la società aveva assegnato loro”.

Dagli anni 1960-1970 e le sfide politiche e sociali, le chiese accettano ufficialmente che le donne diventano pastori, incondizionatamente.

Oggi, la metà dei pastori nell’Unione delle chiese protestanti in Alsazia e Lorena (Uepal) sono donne. Questo è anche quasi il caso della Chiesa protestante unita di Francia (EPUdF). “La società si è sicuramente mossa in avanti, ma il fatto che le donne siano più numerose è anche legato all’evoluzione della percezione della funzione», afferma Isabelle Gerber. All’epoca, il pastore aveva una funzione di insegnamento, autorità e responsabilità, era un riferimento per la comunità locale. Oggi il pastore ha più una funzione di ascolto e di accompagnamento delle persone nel loro percorso di vita (matrimonio, lutto)”.

Eppure alcune chiese continuano a negare alle donne l’accesso a determinate funzioni. La Chiesa cattolica ovviamente, ma anche diverse chiese protestanti.

Per Frédéric Rognon, professore di filosofia della religione presso la facoltà di teologia protestante dell’Università di Strasburgo, “coloro che rifiutano di immaginare che le donne possano essere pastore si affidano alle Scritture. Alcuni usano le parole dell’apostolo Paolo quando dice che le donne non dovrebbero parlare nelle assemblee. Altri hanno scelto di inserire questo testo nel contesto del proprio tempo. Preferiscono dire che non è più rilevante oggi”.

Per Isabelle Gerber, oggi, la sfida sta più nel poter ricoprire posizioni di responsabilità. Solo una donna è stata presidente della Chiesa riformata dell’Alsazia e della Lorena, Thérèse Klipfel, nel 1982. E più recentemente, a maggio 2017, Emmanuelle Seyboldt è stata eletta alla guida del Consiglio nazionale della Chiesa protestante unita di Francia (EPUdF ).

Per quanto riguarda Isabelle Gerber, è stata nominata nel 2018 nel Comitato esecutivo, l’organo esecutivo della Chiesa protestante della confessione d’Asburgo e della Lorena (Epcaal), una delle due chiese che formano l’Uepal. Per la prima volta, una donna ha raggiunto questa posizione di autorità spirituale nella direzione di questa Chiesa».

E in Italia? Le chiese metodiste e valdesi hanno festeggiato nel 2017 non solo la ricorrenza del Cinquecentenario della Riforma protestante, ma anche il Cinquantenario delle prime consacrazioni di donne al ministero pastorale: era il 1967 quando al Sinodo valdese furono consacrate pastore Carmen Trobia Gianna Sciclone. Maria Bonafede è stata la prima donna moderatrice della Chiesa valdese, dal 2005 al 2012.

Oggi nelle chiese valdesi e metodiste, tra pastore e diacone, rappresentano il 40% degli iscritti a ruolo. Il vecchio diritto di famiglia imponeva alle donne sposate di seguire il proprio marito. Il riconoscimento del pastorato femminile, con donne che si spostano su chiamata della chiesa e non al seguito dei mariti, di fatto, ha portato ad anticipare anche quei cambiamenti sociali che avrebbero restituito alle donne i diritti negati.

Nell’Unione delle chiese battiste ci sono donne pastore fin dai primi anni ’80 e nella chiesa evangelica luterana in Italia le donne pastore sono in servizio dagli anni ’90. Nell’ottobre 2004 fu eletta la prima pastora presidente del Comitato esecutivo dell ‘Unione delle chiese battiste, Anna Maffei.

(Da Riforma, 25 luglio 2019)