Apertura della 4° seduta del XXII° Sinodo della CELI: Fede, Fare e Futuro

Inaugurazione della 4° seduta del XXII° Sinodo della Chiesa Evangelica-Luterana in Italia

Fede e Futuro – Glauben und Handeln (Fede e Azione). All’insegna di questo motto si svolgeranno i lavori del “Parlamento” della Chiesa Evangelica-Luterana in Italia dal 25 al 28 aprile a Roma per il Sinodo annuale. La prima giornata era dominata dalle relazioni del presidente del Sinodo, Georg Schedereit e del decano Heiner Bludau.

Già il primo giorno dei lavori è significativo: coincide infatti con il 25 aprile, Giorno della Liberazione dal nazifascismo. Molto probabilmente solo nel primo Dopoguerra un sinodo si è svolto in un momento così carico di tensioni e problematiche a livello nazionale ed internazionale. Migrazione, razzismo, populismo montante, crisi delle istituzioni europee e surriscaldamento globale. In questo clima “Caldo” in ogni senso della parola, carico di insicurezza e smarrimento, il sinodo cercherà di tracciare una rotta: cosa fare, come muoversi in base alla fede comune, come contribuire a rendere possibile un futuro.

Il sinodo si è aperto con un addio. Due pastori, Urs Michalke della comunità di Verona-Gardone e Franziska Müller della Comunità di Firenze, eletta vice-decana appena l’anno scorso, lasceranno la CELI nel corso del 2019. A loro è spettato l’onore di celebrare il culto di apertura della 4° seduta del XXII° Sinodo. 

Già il discorso inaugurale del presidente del sinodo, Georg Schedereit, ha offerto un gran numero di stimoli: “Svegliami o Dio dal sonno ecclesiastico e dai sogni troppo pii, svegliami perché capisca che non tutto potrà rimanere quello che è” recita una preghiera del metodista austriaco, Lothar Pöll. Partendo dal concetto di una chiesa bilingue e biculturale, ma soprattutto democratica, sinodale, policentrica e aperta alle ricchezze della diversità, Schedereit si è soffermato sulla coincidenza di Fede e Azione, del predicare bene e razzolare bene e della credibilità come chiesa, come comunità e anche a livello individuale. Ha parlato della condizione dei protestanti, soprattutto dei luterani, sempre in bilico tra due opposti. Come dice Lutero: “Un cristiano è un libero signore sopra ogni cosa, e non è sottoposto a nessuno. Un cristiano è un servo volonteroso in ogni cosa, ed è sottoposto a tutti”. Libertà e responsabilità sono dunque i valori inscindibili tramandati dalla Riforma.

L’etica del protestante si esprime, secondo il presidente Schedereit, in un’assunzione di responsabilità davanti a Dio e a se stessi, nell’ avere fiducia in Dio piuttosto che in (aspiranti) leader e seduttori, nella comprensione della Buona Novella indipendentemente dalla lingua nella quale viene espressa, e infine nella disponibilità al cambiamento, inteso come miglioramento delle condizioni di vita, del comportamento verso gli altri e verso l’ambiente. In questo senso il presidente sinodale vede sempre vivo per la chiesa evangelica, o meglio per le chiese evangeliche nelle loro diverse articolazioni, il compito di vigilare, di essere presenti nel dibattito politico. Schedereit ha chiuso il suo discorso ricordando l’anniversario dei 70 anni della CELI, “70 anni che coincidono con un periodo di un’era di pace eccezionalmente lunga, mai vista prima in tutta la storia dell’Europa occidentale, che ai giovani potrà sembra scontato quando invece e più e più minata e minacciato. Un periodo di prosperità che si basava su valori tramandati in modo determinante anche dal protestantesimo come dignità, libertà, democrazia, uguaglianza, tolleranza, solidarietà e giustizia. Valori che sono alla base dell’agire responsabile ispirato dalla fede. Fede e Futuro – Glauben und Handeln.”

Il decano della CELI, Heiner Bludau, ha esordito invece rallegrandosi per i 70 anni dalla fondazione della CELI, spunto per una riflessione profonda che, per quanto partita dalla scommessa di 70 anni fa, nel Dopoguerra, guarda soprattutto al futuro: “che cosa deve avvenire e, soprattutto, che cosa dobbiamo fare per celebrare, fra 30 anni, il centenario della CELI?”. Un discorso che sembra partire dalla realtà della chiesa evangelica-luterana ma che ben presto svela una dimensione universale: il futuro inteso come orizzonte dell’azione. Anche se più d’impronta amministrativa, la relazione del decano non ha mancato di fornire spunti ispirati all’attualità e riferiti al motto del sinodo “Fede e Futuro – Glauben und Handeln”, ovvero Fede e Azione. In un mondo in bilico, un mondo pieno di sfide, di insicurezze, di minacce alla libertà e all’uguaglianza, a fronte delle incertezze sul futuro della chiesa si colloca in una dimensione assai più radicale e drammatica il futuro del nostro pianeta Terra”, ha detto Bludau. 

Lo sviluppo dell’umanità non è minacciato solo dal surriscaldamento del pianeta e dalla questione ambientale, bensì anche da altri fattori di squilibrio nelle diverse parti del mondo: la disparità sociale, la fame, la questione di un’economia equa, della sanità e dell’istruzione a portata di tutti e molto altro ancora. La parola chiave per dare una risposta a questi problemi è “sostenibilità” e un orientamento in questo senso è stato espresso dall’Agenda 2030, firmata nel 2015 dai Capi di Stato di 179 paesi. La responsabilità dei membri della chiesa, a parte le decisioni sui progetti concreti, sta tutta nell’agire responsabile e coraggioso in base alla fede e nel trasmettere speranza. E che cosa opera la fede nella nostra vita? Magari, che dobbiamo avere meno paura di quella che avremmo senza questa fede e che possiamo avere una determinata prospettiva di speranza.”

Parte importante dell’azione ispirata alla fede è l’opera diaconale, progetti ideati, organizzati e anche finanziati dalle comunità. Il Concistoro ha semmai una funzione coordinatrice, insieme alla responsabile per la diaconia, Daniela Barbuscia, e a parte alcuni progetti portati avanti a nome della CELI come per esempio il progetto che permette un rientro protetto ai migranti riportati in Italia in base all’accordo di Dublino III.

Tra le sfide della CELI il decano ha nominato l’intesa con le altre chiese evangeliche e con la chiesa cattolica, la capacità di parlare ai giovani per garantire il ricambio generazionale nelle comunità e la sfida di un bilinguismo attivo nonché la copertura delle sedi pastorali, cosa che diventa sempre più difficile. 

“Guardiamo indietro con gratitudine e soprattutto sforziamoci di guidare la nave della Chiesa nelle correnti del presente con la necessaria responsabilità, con gioia e con impegno, il Concistoro di concerto col Sinodo. E speriamo in un futuro degno di essere vissuto e preghiamo nostro Signore Gesù Cristo di indicarci la via per mezzo dello Spirito Santo”, ha concluso Bludau.

A parte i 56 sinodali partecipano al Sinodo della Celi anche molti ospiti. OKR Olaf Waßmuth (EKD), Monsignor Ambrogio Spreafico (CEI) e Stefano Ercoli (SAE) hanno concluso con i loro saluti la prima giornata del sinodo prima che Christiane Groeben ha presentato la prima puntata di trenta minuti della storia della CELI.

nd