La manna quotidiana: la Sacra Scrittura

Per cibo: la manna, prodigata a pioggia nel deserto, è assegnata con questa precisazione. Certo, serve a sfamare, perché aggiungere: per cibo? Perché non se ne deve fare commercio, accaparrarla per rivenderla. Non deve avere valore di scambio, ma valore di uso. Perciò se conservata per il giorno dopo, marcisce.
La scrittura sacra ha per me lettore il valore d’uso della manna. La raccolgo ogni giorno al risveglio, la consumo come una porzione. Il suo gusto mi rimane in bocca per altre ore ancora e qualche parola antica continua a rigirarsi nella bocca. Da lettore, la scrittura sacra ha valore di uso. Non di scambio: non la porto al mercato, non la metto sul banco del giorno per ricavarne la frasetta oroscopo. Non aggancio la sua antichità al carretto della giornata in corso. Si consuma senza residui una intimità tra i versi capitati e i miei pori.
Così rispondo alla domanda: a che ti serve? Nei risvegli, a testa chiusa e vuota, irrompe nel cranio l’Ebraico antico, vento in una stanza che scompiglia, arruffa, spolvera le ciglia.
Entro nel suo deserto, nei suoi luoghi senza geografia visitabile, mi aggiungo alla schiera degli innumerevoli che in ogni epoca hanno aperto le stesse pagine, staccandosi dal loro tempo per leggerne un altro. È concreta manna: ogni mattino assume un gusto differente. Anche lo stesso verso, ripassato a distanza di tempo, trasforma il suo sapore.
Non posso consigliare l’uso. La scrittura sacra, che preferisco non chiamare Bibbia, è un incontro bisognoso di occasioni e circostanze. Gli incontri non si possono raccomandare. Quello che per me ha valore di manna, per un altro può essere incommestibile.
A me offre il lasciapassare in un tempo di origini e di esordi. Non riguarda il desiderio del passato: l’avvenire del fiume non sta dov’è la foce. L’avvenire del fiume è alla sorgente.

Foto Erri De Luca

Erri De Luca, scrittore, Provincia di Roma

(Tratto da Insieme 3/2018)