Diversità conciliata al posto di unità costruita

“Ci possiamo ancora permettere la diversità confessionale?” Mi sono sentito spesso fare questa domanda, per esempio quando si discute del rafforzarsi dell’Islam in Europa o della credibilità del cristianesimo in una società sempre più agnostica. Sarebbe forse pos- sibile trovare nell’unità della Chiesa una soluzione forte a questi problemi?

“Lasciamo da parte tutti i cavilli dei dogmi e riflettiamo sul messaggio di Gesù!” Ascolto spesso anche questa proposta: una chiesa fondata solo su Cristo al di là delle dispute confessionali del XVI secolo, che comunque oggi nessuno capisce più.

Sebbene sia comprensibile il desiderio di superare le divisioni confessionali e per quanto sembri molto“evangelico” tornare a Gesù, io credo che questa non sia la strada giusta verso l’unità delle diverse confessioni. Prima di tutto, dobbiamo pensare che ognuno tende a leggere il Vangelo interpretandolo a modo suo: così, per alcuni Gesù è un rivoluzionario sociale, per altri un uomo nuovo e per altri ancora una guida spirituale mistica. Ma qual è il Gesù che vogliamo scegliere?

D’altra parte, anche i quattro Vangeli tracciano un quadro molto complesso di Gesù: per Matteo, egli porta la nuova giustizia di Dio. Marco vede Gesù come un predicatore radicale e un guaritore. In Luca egli è il portatore della misericordia di Dio verso le persone svantaggiate del suo tempo. E nel Vangelo di Giovanni, egli cammina come il figlio inattaccabile di Dio sulla terra. Poiché il Nuovo Testamento stesso fornisce già molti “pezzi del puzzle” per la comprensione di Gesù, si giustifica non solo l’unità della Chiesa, ma anche la varietà di denominazioni. Tuttavia, la fede in Gesù Cristo, nonostante le diverse interpretazioni, ci unisce in tutta la comunità dei figli di Dio. Di conseguenza, Martin Lutero ha effettuato la distinzione tra le“Chiese visibili” e la“Chiesa invisibile” che si trova in tutta la cristianità e si rivelerà il giorno del Giudizio. Dovremo vivere fino ad allora con la separazione confessionale. Ma questa può essere anche una ricchezza, se incontriamo con animo aperto le tradizioni di altre chiese e cerchiamo comprensione reciproca con i nostri fratelli. Ha detto bene Karl Barth:“L’ecumenismo funzionerà bene, se ci esporremo alla tentazione delle altre confessioni!”.

Friedemann Glaser

(Da Insieme 5/2017)