A Roma la mozione “Stop bombe italiane per la guerra in Yemen”

Presentata all’assemblea capitolina la mozione per dichiarare la contrarietà alla fabbricazione di armi e materiale bellico destinato a paesi in conflitto e, a sollecitare l’attuazione della legge 185/90

E’ arrivata il 5 febbraio in Aula, al Campidoglio, la mozione “Stop bombe per la guerra in Yemen” presentata lo scorso 28 gennaio nella Sala de Carroccio da una gruppo di associazioni, tra cui la Commissione Globalizzazione e ambiente (GLAM) della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI).

In un appello che i firmatari* della proposta hanno inviato alla Sindaca e ai consiglieri comunali della città si chiede all’Assemblea capitolina di focalizzare l’attenzione su una “richiesta ragionevole per un’azione politica condivisa in ragione della nostra umanità. Roma non è solo la Capitale del nostro Stato ma esprime, a livello planetario, l’inviolabile diritto all’esistenza di ogni città”.

La mozione ispirata a quella adottata, all’unanimità, dal consiglio comunale di Assisi per chiedere che “governo e parlamento italiano diano attuazione ai principi costituzionali e alle risoluzioni del parlamento europeo bloccando l’esportazione di armi e articoli correlati prodotti in Italia o che transitino per l’Italia, destinate all’Arabia Saudita e a tutti i Paesi coinvolti nel conflitto armato in Yemen” è già stata fino ad ora approvata anche dalle assemblee consiliari di Cagliari, Bologna e Verona.

Nella proposta si chiede, inoltre, che si lavori per un ripensamento dell’intera politica industriale ed economica del nostro paese e, nello specifico, che vengano concordate “efficaci misure di politica economica e industriale per liberare il nostro Paese, a cominciare dal Sulcis Iglesiente, da ogni irragionevole conflitto tra la dignità del lavoro e il diritto alla vita per tutti”.

L’appello della società civile è arrivato ad Assisi, ed è stato accolto, dopo l’ennesimo bombardamento effettuato, la scorsa estate, su bambini inermi e chiede all’assemblea di dichiarare l’assoluta contrarietà alla fabbricazione, nel territorio della repubblica italiana, di armi e materiale bellico destinato a paesi in conflitto, a sollecitare l’attuazione della legge 185/90 in riferimento alla riconversione delle fabbriche di armi, a richiedere al governo nazionale e regionale l’adozione di misure di politica economica e industriale per liberare il paese dal conflitto tra dignità del lavoro e diritto alla vita.

*Movimento dei Focolari Italia, Un Ponte per…, Arci,  Libera (Associazioni, nomi e numeri contro le mafie), Gruppo Abele, Fondazione Finanza Etica, Istituto di ricerche internazionali Archivio Disarmo, Movimento Nonviolento Roma, Rete della Pace,  Pax Christi, Commissione globalizzazione e ambiente della Federazione chiese evangeliche in Italia, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Cipax – Centro Interconfessionale per la pac

Roma (NEV), 5 febbraio 2019