Nikolaus Schneider: “Celebrare insieme la Riforma per riaffermare la centralità di Cristo”

a cura di Luca Baratto
Lunedì 8 aprile il presidente della Chiesa evangelica in Germania (EKD), pastore Nikolaus Schneider, ha incontrato in una visita privata in Vaticano papa Francesco. Nella stessa mattinata si è incontrato con il cardinale Kurt Koch, presidente del pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, e con l’arcivescovo Gerhard Ludwig Müller, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. Nel pomeriggio Schneider si è incontrato anche con esponenti del mondo protestante italiano, tra cui il moderatore della Tavola valdese Eugenio Bernardini, il decano della Chiesa evangelica luterana in Italia (CELI) Holger Milkau e i teologi Daniele Garrone e Fulvio Ferrario per parlare dei preparativi per il Cinquecentenario della Riforma. A margine di una conferenza stampa tenuta lunedì scorso presso il Decanato della Chiesa evangelica luterana in Italia (CELI), abbiamo intervistato Schneider sui risultati e sulle impressioni ricavate in questi colloqui

Nel suo incontro in Vaticano quale impressione ha avuto di papa Francesco?

Un’impressione molto positiva, di grande fraternità. La mia non è stata una visita ecumenica vera e propria quanto piuttosto di conoscenza reciproca. Non abbiamo quindi affrontato nessuno dei temi irrisolti dell’attuale dibattito ecumenico e quindi non si può dire oggi se il pontificato di Francesco porterà in questo ambito dei cambiamenti. Tuttavia, la mia impressione è stata di una grande disponibilità alla comunicazione. Questo fa ben sperare.

Il nuovo papa sta mostrando una forte dimensione pastorale. Ritiene che possa essere un interlocutore più attento a questioni ecumeniche come l’ospitalità eucaristica alle coppie interconfessionali?

E’ indubbio che la questione dell’eucarestia alle coppie interconfessionali – formate da un coniuge protestante e uno cattolico – sia un tema dalle profonde implicazioni pastorali. Papa Francesco si è sempre mostrato come qualcuno capace di comprendere l’esperienza concreta delle persone, vicino ai poveri e agli ultimi. Spero quindi che sappia comprendere le sofferenze e le difficoltà delle coppie interconfessionali, coppie che condividono ogni cosa ma paradossalmente vengono divise non per loro volontà nel momento di accostarsi alla mensa del Signore.

Nel 2017 cadrà il Cinquecentenario della Riforma protestante. La EKD si è molto spesa per far sì che questo evento abbia una dimensione ecumenica. Ne ha parlato con il papa?

Certamente. Ho rivolto un invito al papa affinché questa ricorrenza coinvolga anche la chiesa cattolica. Tuttavia, di questo ho discusso in modo più specifico nel colloquio con il cardinale Koch. Abbiamo cercato di capire con quali modalità la chiesa cattolica romana possa partecipare al Giubileo della Riforma, anche con delle iniziative qui a Roma, con una mostra o un concerto. Molte proposte sono state avanzate, ma sono ancora tutte da verificare.

Il cardinale Koch aveva espresso dei dubbi sul fatto che si possa celebrare insieme un evento come la Riforma che ha portato in Europa divisioni e guerre di religione. Cosa ne pensa?

E’ vero che la divisione tra protestanti e cattolici in Europa ha portato violenze e guerre di religione. Tuttavia, queste sono state le conseguenze di circostanze storiche e non sono certo questi eventi che noi vogliamo celebrare. Il 2017 vuole ricordare i 500 anni dall’affissione delle 95 tesi di Lutero che rappresentano un ritorno a Cristo, all’evangelo, alla Bibbia. E’ questo richiamo a riaffermare la centralità di Cristo che vogliamo celebrare insieme. Vorrei aggiungere anche questo pensiero: la Riforma ha certamente cambiato e dato nuova forma al mondo cristiano non solo attraverso le chiese protestanti, ma ha anche influenzato la chiesa cattolica che proprio negli anni della Riforma ha cambiato la sua fisionomia. Ignazio di Loyola, fondatore dell’ordine gesuita, è stato in un certo senso un riformatore che ha aperto la sua chiesa al futuro. Nel tempo della Riforma i gesuiti erano ostili ai protestanti. Oggi siamo invece in relazioni amichevoli. Questa è la via di Dio per noi e non abbiamo alcuna ragione per non seguire la grazia di Dio. Questa è la ragione perché anche la chiesa cattolica dovrebbe partecipare al giubileo della Riforma.

Alcuni rappresentanti del protestantesimo europeo hanno suggerito che le chiese della Riforma dovrebbero dedicarsi maggiormente al dialogo tra di loro piuttosto che spendere energie nel dialogo con la chiesa cattolica, considerato poco fruttuoso. E’ d’accordo?

Non credo che un dialogo sia alternativo all’altro. Abbiamo bisogno certamente di un forte dialogo intra-protestante. Il programma di questo mio viaggio in Italia comprende anche un incontro con i rappresentanti delle chiese valdesi e luterane in Italia. Con loro discuteremo di possibili collaborazioni in vista del giubileo della Riforma per offrire insieme una testimonianza su cosa sia oggi la realtà della Riforma. Altrettanto importante è però il dialogo con la chiesa cattolica romana. Il dialogo ecumenico è un dovere urgente in vista della testimonianza della comune fede cristiana e per far sì che il comandamento di Cristo “che siano uno” possa un giorno diventare realtà.

 (NEV, 15-16/2013)